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La politica italiana è morta. Raccogliamo idee e forze per farla rinascere con un partito nuovo.


Proposte Politiche


12 settembre 2007

Gestione delle emergenze.

Ieri, su un canale di sky, è stato trasmesso un documentario sull'11 settembre girato da una troupe che casualmente, quel giorno, stava seguendo il lavoro della prima squadra di pompieri giunta sul posto. Devo ammettere che è stata un'esperienza scioccante... soprattutto per l'evidente incompetenza dimostrata dal New York Fire Department nel gestire una maxiemergenza di quelle dimensioni! Un'incompetenza che è stata responsabile di almeno un centinaio di vittime.


Alcuni errori spiccavano sugli altri per la loro ovvietà:
  • La prima squadra che ha visto lo schianto si è lanciata di corsa verso il wtc e dentro la torre, senza prima comunicare un dettagliato rapporto per radio e senza organizzare un piano per fronteggiare l'emergenza.
  • La centrale operativa avanzata dei vigili del fuoco era dentro la hall di una delle torri, cosicché i capisquadra non vedevano l'area del disastro e, al momento del crollo, il meccanismo dei soccorsi è stato praticamente decapitato.
  • Non esisteva una gerarchia, decine di capisquadra parlavano contemporaneamente in radio ciascuno per conto proprio.
  • Tutti i pompieri della città arrivavano e si lanciavano su per le scale disordinatamente e senza alcuna organizzazione.
Insomma, un casino.

Ora si pone dunque un problema, riproposto dall'emergenza incedi dell'estate appena passata: in Italia saremmo in grado di gestire meglio una simile emergenza, o faremmo gli stessi casini?

Grazie ad un'esperienza di volontariato sulle ambulanze, una bella esperienza che consiglio a tutti e che porterò avanti finchè l'età me lo consentirà, so che in Italia (almeno in alcune pubbliche assistenze) viene fornita una preparazione teorica di base (una singola lezione) sulla gestione delle maxi emergenze. Si tratta di poca roba e difficilmente potrà bastare in caso di grossi disastri.

Un governo serio dovrebbe investire parte dei fondi del ministero dell'interno per finanziare un addestramento continuo (o almeno frequente) del personale di soccorso, coordinando mezzi del 118, polizia e vigili del fuoco per poter gestire al meglio le situazioni più complesse, quelle in cui è più facile per i singoli perdere la testa. Se poi non si dovesse mai presentare l'occasione di mettere in pratica quanto imparato, tanto meglio, vorrà dire che il personale che gestisce le emergenze in questo paese sarà più preparato e più efficiente nel gestire le "piccole cose" (un termine comunque inadeguato a descrivere le situazioni in cui la vita di un essere umano è a rischio).


18 giugno 2007

Sulle pensioni, sul lavoro e sulle loro riforme.

Il ministro Damiano ha presentato i punti principali della sua riforma delle pensioni, in arrivo a breve. In sostanza dovrebbero aumentare di poco le minime, costerà meno il riscatto della laurea, sparirà il cosiddetto "scalone", verranno sostenute forme contrattuali di secondo livello con "incrementi retributivi variabili e connessi al raggiungimento degli obiettivi di produttività e di redditività", verrà ridotta l'aliquota contributiva sugli straordinari, verrà disincentivata la reiterazione dei contratti a termine e nascerà un nuovo tipo di contratto per favorire la riassunzione degli over 50.

Insomma: alcuni elementi positivi, ma anche tante mazzate.

Se vogliamo davvero risolvere il problema delle pensioni non dobbiamo mettere due toppe quà e là ogni volta che appare un problema, dobbiamo invece trovare la radice del problema e sradicarlo.

In Italia vengono pagati pochi contributi? Forse è colpa del lavoro nero, che imperversa ovunque nel nostro paese. Bene, ecco qualche idea per ridurre la sua incidenza:

  • Controlli casuali, ma estremamente frequenti, nei cantieri, sui terreni delle imprese agricole, nelle fabbriche (soprattutto nelle PMI, visto che le grandi ditte hanno una minor necessità e un minor interesse ad assumere in nero), nei bar, nei ristoranti...
  • Inasprimento delle multe per i datori di lavoro che vengono scoperti a usare lavoratori in nero (durante un controllo casuale o in seguito a denuncia), controbilanciato dalla possibilità di autodenunciarsi e mettere in regola i propri dipendenti senza subire nessuna misura sanzionatoria (lo scopo non è punire, ma risolvere il problema: se per qualche mese si bastonano un sacco di impresari, forse poi molti altri mettono in regola per conto proprio i dipendenti, se possono farlo gratis).
  • Permesso di soggiorno premio di almeno 12 mesi agli stranieri irregolari che collaborano con le forze di p.s. e fanno scoprire il loro datore di lavoro che li impiega in nero (basta mettersi d'accordo su giorno e ora del controllo).
  • Assegnazione automatica del permesso di soggiorno agli stranieri irregolari che lavorano in nero e vengono messi in regola dal loro datore di lavoro (di nuovo: la priorità non è la punizione degli irregolari, ma l'emersione del lavoro nero).

Gli over 50 (ma diciamo pure gli over 40) faticano a trovare lavoro? Questo è un problema un po' più difficile da risolvere, ma la cui incidenza può essere ridotta. Ad esempio:
  • Riducendo il costo del lavoro per gli over 40 (meno tasse) se almeno il 50% del personale impiegato dalla ditta è under 40 (altrimenti risolviamo un problema creandone uno nuovo di segno opposto).
  • Togliendo ogni limite di durata ai contributi per la disoccupazione degli over 40, a condizione che il disoccupato accetti in primo lavoro che gli viene offerto da un centro per l'impiego (se rifiuta, non gli viene più erogato alcun contributo per la disoccupazione). Parallelamente, attivando corsi di specializzazione gratuiti (sempre per gli over 40) che insegnino a fare i lavoro più richiesti in una data regione (o provincia).

Insomma, con un po' di impegno si può risolvere qualunque problema.

Vedi:
http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_158320573.html


13 giugno 2007

Note sulla creazione di un nuovo partito (2) - il fattore età.

La politica italiana è diventata gerontocratica: questo è ormai un dato di fatto. Il caso del senatore Selva, ottantunenne che non si è certo comportato da persona responsabile, è solo la punta dell'iceberg. Infatti, se si dà un'occhiata al senato, le rughe sono una caratteristica fin troppo evidente e diffusa.

Considerando il numero di giovani che studiano all'università, non si può più giustificare questo sistema con la scusa della maggiore esperienza dei più anziani. Le uniche garanzie che questi ultimi ci forniscono sono la mancanza di flessibilità, di idee nuove, del coraggio di cambiare le cose.

Un nuovo partito che voglia veramente rompere col passato deve spianare la strada alle giovani generazioni, portatrici di idee innovatrici e della capacità di svilupparle e portarle a termine. Per questo deve avere dei regolamenti interni che impediscano di candidare fra le sue fila chi ha già raggiunto l'età prevista per la pensione. Penso che la quota di candidati che abbiano superato i 50 anni in un simile partito non debba superare il 10%, che almeno il 30% debba avere meno di 30 anni e almeno il 60% ne debba avere meno di 40. I candidati devono essere scelti in base alle loro competenze (lauree, esperienze lavorative particolari, militanza in associazioni che lavorano in ambiti di particolare interesse...), non in base alla loro età.

Vedi il secondo commento e la risposta all'url:
http://nuovapolitica.ilcannocchiale.it/comments/1519309


10 giugno 2007

Note sulla creazione di un nuovo partito (1).

L'indecenza e l'impresentabilità dell'attuale classe politica italiana sono ormai innegabili, così come la mancanza di un partito di sinistra serio, laico e non massimalista. Le cause di questo problema sono molteplici e per il momento non ho né il tempo, né lo spazio per esaminarle tutte in maniera approfondita in un solo post. Cercherò invece di esporre in maniera schematica alcuni punti che possiamo considerare molto importanti, se non addirittura essenziali, per la creazione di un soggetto politico nuovo e almeno parzialmente immune ai più comuni mali della politica italiana.

La classe dirigente del partito deve essere sempre scelta dalla base. Per evitare che il partito sviluppi politiche troppo personaliste, impiccandosi a singoli leader troppo carismatici, sono necessarie regole chiare che impediscano alla stessa persona di dirigerlo troppo a lungo o di occupare la stessa carica per tutta la vita. Altrimenti si richia di ricadere nella situazione attuale di molti partiti, che vengono gestiti da una ristretta cerchia di individui come una loro proprietà personale.
A titolo indicativo, penso che un massimo di 6 anni di seguito alla guida di un partito, con elezione ordinaria delle cariche ogni 3 anni, sia più che sufficiente.

Per la stessa ragione, ovvero per evitare che la classe dirigente di un nuovo partito ne prenda possesso troppo saldamente, anche i candidati devono essere scelti con lo strumento delle primarie. Tale strumento, specialmente in presenza di liste chiuse nelle quali non è possibile esprimere un voto di preferenza, dev'essere esteso ad ogni livello di candidatura, dal presidente del consiglio all'ultimo consigliere regionale.

Inoltre non deve essere possibile per le maggiori cariche del partito, o per chi le ha ricoperte nei 6 anni precedenti, candidarsi fra le sue fila. Questa misura servirebbe sia ad evitare politiche personaliste, sia a garantire l'indipendenza del partito dai suoi deputati e ministri, che potrebbero essere criticati liberamente dallo stesso partito (ovvero dalle sue cariche, dai suoi iscritti, dai suoi congressi) e sarebbero così incoraggiati a rispettare il programma con il quale si sono presentati.

Spero di ricevere una valanga di commenti e critiche costruttive.

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